Arte Romantica

Joseph Mallord William Turner (British, 1775-1851). Venezia: La Dogana (Ufficio Doganale) e San Giorgio Maggiore, Esposto 1834. Olio il tessuto. 36 x 48 pollici (91,4 x 121,9 Centimetri). Widener Collection,  © National Gallery of Art, Washingto
Joseph Mallord William Turner (British, 1775-1851). Venezia: La Dogana (Ufficio Doganale) e San Giorgio Maggiore, Esposto 1834. Olio il tessuto. 36 x 48 pollici (91,4 x 121,9 Centimetri). Widener Collection, © National Gallery of Art, Washingto

L'arte romantica si sviluppa verso la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX secolo in Germania, per poi diffondersi in Francia, Inghilterra, Italia e Spagna. L'arte romantica investe principalmente la pittura, per quanto abbia dato impulso ad un nuovo modo di concepire l'architettura e il restauro.
La stagione romantica, preludio all'Arte moderna propriamente detta, si configura per dei tratti essenziali che connotano, più in generale, tutta la corrente del romanticismo:Rapporto uomo-natura: la natura viene letta in chiave romantica come l'espressione del divino in terra, l'immanenza dell'assoluto nel mondo sensibile, di cui l'uomo non è che una caduca manifestazione. La natura con la sua bellezza fa scaturire nell'uomo sentimenti contrastanti in grado di terrorizzarlo quanto di rasserenarlo. Il catastrofismo, in particolare, suscita nell'animo umano un senso di inquietudine misto a orrore, ma là dove l'uomo riesca a cogliere in tutto ciò una qualsivoglia forma di bellezza, si realizza il concetto di sublime, così come teorizzò Edmund Burke.Ritorno al passato medievale: si traduce in un vero e proprio tuffo nella fede, con opere che esprimono il bisogno di riconciliare l'uomo con Dio, un rapporto che è possibile ricucire in virtù di una ritrovata spiritualità. Si riprende il concetto di vanitas, così com'era percepito dal Masaccio e da altri artisti del primo Rinascimento, ossia l'ineluttabilità della morte. In pittura si è fatto largo uso di ruderismo per esprimere al meglio l'impossibilità dell'uomo e, più in generale, di tutte le opere umane, di fuggire alla decadenza. L'assenza di una netta prevalenza di uno stile rispetto a quello passato significò in architettura la compresenza nello stesso edificio di due generi a volte antitetici: si parla quindi di eclettismo storicistico.Aspirazione all'assoluto e all'infinito: l'idea che lo spirito assoluto sia il modo con cui diviene la realtà è un'istanza propria dell'idealismo e traccia un filo comune a tutti i caratteri dell'arte romantica. L'uomo è una tappa necessaria dello spirito che se ne serve per perfezionarsi: l'essere umano vive in funzione di un infinito processo di automiglioramento dello spirito che immane alla realtà, una perenne tensione verso la perfezione (titanismo).Senso di libertà e nazione: il nazionalismo così come veniva interpretato agli inizi dell'Ottocento ha poco a che fare con la sua degenerazione di fine secolo. Alla base dell'idea di nazione stava il principio di autodeterminazione dei popoli, per cui una comunità di individui unita nei costumi, tradizioni e religione definiva la nazione. La pittura romantica fu in alcuni casi particolarmente legata a fatti di cronaca recente in cui erano riportati questo tipo di episodi. Il contesto storico, più che negli altri casi, giocò un ruolo fondamentale: il Congresso di Vienna aveva cancellato tutte le conquiste della Rivoluzione francese e aveva ristabilito un ordine anacronistico rispetto alla mentalità dell'epoca.

 

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Scuola Romana

Mario Mafai, Piazza del Popolo, 1947, olio su tela, collezione privata
Mario Mafai, Piazza del Popolo, 1947, olio su tela, collezione privata

Viene definita Scuola romana, o Scuola di via Cavour, un eterogeneo gruppo di artisti di attitudine espressionista, attivo a Roma tra il 1928 e il 1945.Nonostante la definizione acquisita nel tempo, è da tener presente l'oggettiva impossibilità di riscontrarvi il carattere organico di una vera e propria "scuola"
Nel novembre 1927 Antonietta Raphaël e Mario Mafai vanno ad abitare al n° 325 di via Cavour, in un palazzo umbertino che verrà demolito nel 1930 per fare posto alla nuova "via dell’Impero" (l'odierna "via dei Fori Imperiali"). Una grande stanza dell'appartamento viene adibita a studio. Ricorda Antonietta nel 1971: «Roma da quelle parti era stupenda, tutte piazzette, casette e noi avevamo una casa all’ultimo piano con un terrazzo enorme, meraviglioso, dove mangiavamo, dipingevamo, chiacchieravamo, e di lì c’era quella veduta che faceva rimanere senza fiato.»In poco tempo questa casa studio diventa un luogo di ritrovo per letterati come Enrico Falqui, Giuseppe Ungaretti, Libero de Libero, Leonardo Sinisgalli, Arnaldo Beccaria, Antonino Santangelo, e soprattutto per giovani artisti come Gino Bonichi detto Scipione, Renato Marino Mazzacurati, e Corrado Cagli.

 

Sin dall'inizio, questo sodalizio spontaneo di artisti con punto d´incontro nello studio di via CavoUr, non sembra unito da veri e propri direttive programmatiche ma piuttosto da amicizia, sintonia di intenti culturali e da una singolare coesione pittorica. Con il loro netto rivolgersi all´espressionismo europeo, si pongono in contrapposizione formale e poetica alla pittura solida, ordinata e dai richiami formali neoclassici del cosiddetto "Ritorno all'ordine" degli anni ’20, che sta caratterizzando soprattutto la sensibilità italiana del primo dopoguerra.La prima identificazione di questo gruppo di artisti è da attribuirsi a Roberto Longhi, che scrive:« Questa che dal recapito chiamerei la Scuola di via Cavour dove lavoravano Mario Mafai e Antonietta Raphael... »e aggiunge:« Un'arte eccentrica ed anarcoide che difficilmente potrebbe aderire tra noi, ma che è pur un segno da notarsi, nel costume odierno. Longhi adopera questa definizione proprio per indicare il particolare lavoro di questi artisti in senso espressionista e di rottura nei confronti dei movimenti artistici ufficiali, usando queste parole:« Rimangono le misture più esplosive. Proprio sul confine di quella zona oscura e sconvolta dove un impressionismo decrepito si muta in allucinazione espressionista, in cabala e magia, stanno difatti i paesini sommossi e di virulenza bacillare del Mafai, la cui sovreccitata temperatura potrebbe inscriversi al nome di un Raoul Dufy nostro locale. Così come la pittura di Antoinette Raphael, non tanto dal paesaggio qui contiguo a quelli del Mafai, quanto da altre cose che mi son venute sott'occhio nel ragguagliarmi su questa, che, dal recapito, chiamerei "la scuola di via Cavour", potrebbe rivelare i vagiti o la rapida crescenza di una sorellina di latte dello Chagall. »In quegli anni usa la definizione di Scuola Romana lo stesso Corrado Cagli. Il suo discorso non si sofferma tanto sull'individuazione dei nomi dei "nuovi pittori romani" che animano questa nuovo movimento. Cagli descrive una sensibilità diffusa, parla di un «Astro di Roma», e precisa quella che è effettivamente la poetica di questi "nuovi Romani":« In un'alba di primordio tutto è nuovamente da rifare e la fantasia rivive tutti gli stupori e trema di tutti i misteri. »descrivendo la complessa ed articolata situazione romana, che vede contrapporsi le nuove "sensibilità espressioniste" di questi giovani artisti a quella che Cagli indicava come il Neoclassicismo imperante della corrente Novecento.In particolare, la pittura di questa Scuola di via Cavour sembra proprio prender vita in risposta alle opere d'arte dei più importanti movimenti italiani dell'epoca, come Novecento e Valori Plastici, e dei suoi protagonisti più importanti, come Mario Sironi, Mario Tozzi e Achille Funi, che detenevano l'egemonia sulla cultura figurativa italiana del “Ventennio”. La Scuola romana propone una pittura selvaggia, espressiva, disordinata, violenta dai toni caldi ocra e bruno rossastri. Il rigore formale è soppiantato da una visionarietà nettamente espressionista.Così la definisce Renato Barilli:« … domina una figurazione selvaggia e riduttiva che recupera lontane ascendenze barocche, o più vicini furori espressionisti, per esempio da Chagall, veicolato grazie a Antonietta Raphael che lo aveva conosciuto a Parigi. »Scipione da vita ad una sorta di “espressionismo barocco romano”, in cui spesso compaiono scorci decadenti del centro storico barocco di Roma, popolato da prelati e cardinali, visti con occhio allucinato e fortemente espressivo. Mafai, con una pittura tonale dagli accenti caldi, propone un'immagine della Città eterna di struggente intimismo e di sottile denuncia, rappresentando le demolizioni in atto nella Roma fascista, dettate dalla volontà magniloquente e celebrativa del regime(come si può vedere, per esempio, in "Demolizione dell’Augusteo" del 1936, della Collezione Giovanardi esposta al Mart di Rovereto, e "Demolizioni di via Giulia", sempre del 1936).

 

Anziché esaurirsi nella vicenda dei suoi tre maggiori protagonisti, Scipione, Mafai e la moglie Antonietta Raphaël, la Scuola Romana si prolungò in una eterogenea “seconda stagione”, che si sviluppò dagli anni trenta fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Tra gli epigoni più importanti, Roberto Melli, Renato Marino Mazzacurati, Guglielmo Janni, Donatella Pinto e due pittori più isolati, Fausto Pirandello e Ferruccio Ferrazzi, personalità assai eccentriche anche all'interno del già complesso movimento.Altri prosecutori furono i cosiddetti “tonalisti” Corrado Cagli, Emanuele Cavalli, Giuseppe Capogrossi, gravitanti attorno all'attività della "Galleria della Cometa” e che videro nel più anziano Melli un maestro ed un supporto critico. Tra i tardi continuatori, più o meno diretti, che si allinearono soprattutto alle influenze esercitate dalla versatile personalità di Cagli, vi furono anche giovani artisti come Renato Guttuso, i fratelli Afro e Mirko Basaldella, Leoncillo, Toti Scialoja, Pericle Fazzini, Alberto Ziveri, Renzo Vespignani e Giovanni Omiccioli

 

Visita il sito ufficiale : www.museivillatorlonia.it

 

Visita il sito ufficiale : www.scuolaromana.it

Simbolismo

« E' un tempio la Natura, dove a volte paroleescono confuse da viventi pilastrie che l'uomo attraversa tra foreste di simboliche gli lanciano occhiate familiari »(Charles Baudelaire, da «Corrispondenze», Les Fleurs du Mal)

Gustav Klimt opera del 1918 — Adamo ed Eva (olio su tela, 173cm × 60cm)
Gustav Klimt opera del 1918 — Adamo ed Eva (olio su tela, 173cm × 60cm)

Il simbolismo è un movimento artistico sviluppatosi in Francia nel XIX secolo che si manifestò nella letteratura, nelle arti figurative e di riflesso nella musica. Sebbene manifestazioni di arte simbolista si siano avute anche prima, convenzionalmente si fa coincidere la data di nascita del Simbolismo con la pubblicazione su Le Figaro del Manifesto del Simbolismo da parte del poeta Jean Moréas (18 settembre 1886).

 

 

Nelle arti figurative il simbolismo nasce in accordo con le teorie e i lavori dei neo-impressionisti soprattutto per quanto riguarda la rappresentazione di soggetti ispirati dalla natura a cui i simbolisti attingono fermamente. Il simbolismo è dedicato ad un pubblico colto e sensibile per via dei suoi contenuti molto complessi da decifrare.Scopo dei simbolisti è quello di superare la pura visività dell'impressionismo in senso spiritualistico (e non scientifico, come avviene invece tra i neo-impressionisti), cercando di trovare delle corrispondenze tra mondo oggettivo e sensazioni soggettive.Influenzati dalla letteratura simbolista francese, soprattutto da Stéphane Mallarmé e da Baudelaire, tentano di recuperare nei loro quadri la spiritualità di tutto ciò che esiste nella realtà ma non è direttamente visibile dall'occhio umano.Alla nuova tendenza si accostarono i pittori post-impressionisti per superare la rappresentazione dell'oggetto e sostituirla con l'espressione del proprio "io". Questi pittori rifiutarono la resa dell'illusione nella pittura, che per loro doveva essere in grado infatti di trasfigurare la realtà, nell'esaltazione delle linee e dei colori che avevano maggiormente suscitato la loro reazione emotiva. In Francia gli artisti simbolisti più rappresentativi furono Pierre Puvis de Chavannes, Gustave Moreau, creatore di immagini fortemente evocative e Odilon Redon, personalità complessa dall'opera molto diversificata.Si possono stabilire dei canoni fondamentali per il simbolismo: l'ideismo, cioè l'espressione delle idee per mezzo delle forme; la sintesi, cioè la riduzione in essenza dei simboli per meglio suggerire l'evocazione; il soggettivismo, cioè il considerare l'oggetto come segno dell'idea concepita dal soggetto. Tutto questo è generalmente accompagnato da un'intensa emotività, più o meno velata.Alcuni pittori simbolisti sono: Arnold Bocklin, Giovanni Segantini, Odilon Redon, Louis Anquetine, Emile Bernard, Pierre Bonnard, Eugene Carriere, Maurice Denis, Eugene Grasset, Maximilián Pirner.