Avanguardia

Avanguardia è la denominazione attribuita ai fenomeni del comportamento o dell'opinione intellettuale, soprattutto artistici e letterari, più estremisti, audaci, innovativi, in anticipo sui gusti e sulle conoscenze, sviluppatisi nel Novecento ma derivanti da tendenze politico-culturali ottocentesche, e connotatisi come un gruppo di artisti riuniti sotto un preciso manifesto da loro firmato.La nozione di "avanguardia" può essere utilizzata da due diversi punti di vista: uno sul piano storico-critico, l’altro su quello teorico.

Il termine Avanguardie

L’evoluzione dell’arte della pubblicità attraverso i manifesti delle avanguardie artistiche tra il 1920 ed il 1940
L’evoluzione dell’arte della pubblicità attraverso i manifesti delle avanguardie artistiche tra il 1920 ed il 1940

Dal francese avant-garde (trad. "prima della guardia"), il termine, tratto dal linguaggio militare (l'avanguardia è il reparto che precede il blocco forte dell'esercito per aprirgli il varco), è impiegato anche per indicare i diversi movimenti artistici del primo Novecento, caratterizzati da una sensibilità più "avanzata" rispetto a quella dominante: l'Espressionismo, l'Astrattismo, il Futurismo, il Cubismo, il Dadaismo e il Surrealismo. In tale prospettiva il termine passò dal linguaggio militare a quello politico intorno al 1830 per indicare il nuovo compito assegnato agli intellettuali, per lo più di sinistra, che consisteva nella guida morale e orientativa delle battaglie politiche del liberalismo dell'epoca.A partire dalla fine del XIX secolo, la nozione di avanguardia è stata usata metaforicamente per caratterizzare i movimenti letterari ed artistici che volevano essere più "avanti" rispetto ai contemporanei. In particolare ritenevano "moderno" rompere con la tradizione e criticare chi imitava i "classici".Il primo ventennio del XX secolo ha visto il susseguirsi di fenomeni artistici di avanguardia, che attraverso i loro manifesti proponevano nuove forme pittoriche e plastiche in sintonia con il mutare dei tempi. I movimenti di avanguardia erano formati da gruppi spesso in polemica tra loro, ma dalla critica e dal contrasto scaturiva una grande spinta creativa. Che si chiamassero cubisti, futuristi, espressionisti, metafisici, surrealisti, dadaisti, gli artisti di questa generazione volevano cambiare tutto. Le loro battaglie artistiche diedero una nuova impronta a tutta l'arte del Novecento.Gli elementi fondamentali delle avanguardie secondo vari studiosi sono stati:attivismo esasperato, entusiastico senso dell'avventura, gusto di opposizione e antagonismo, tendenza alla negazione e al nichilismo, agonismo. Un altro elemento importante per inquadrare i movimenti di avanguardia è stata la relazione fra oggettività e soggettività che i gruppi hanno attuato: per alcuni di essi è esistita solo la sfera soggettiva estremizzata formata da stati onirici e inconsci, istinti e energia vitale, mentre per altri movimenti è esistito solo l'ambito oggettivo assoluto ricavabile dalle discipline scientifiche oppure l'insieme dei due mondi in alternanza e sovrapposti.I movimenti d'avanguardia, spesso risultano intrecciati alla scienza e alle sue applicazioni tecnologiche, basti pensare alle leggi ottiche enfatizzate dagli Impressionisti, le passioni per l'aviazione e per l'elettricità evidenziate dai Futuristi, la psicanalisi sviscerata dai Surrealisti, la fisica nucleare ispiratrice della pittura informale.Uno degli scopi dei movimenti di avanguardia è la "morte dell'arte" tradizionale e canonica realizzabile attraverso l'annullamento del momento comunicativo o con l'identificazione dell'espressione artistica con un'altra azione del fare umano, come ad esempio l'urlo degli Espressionisti, l'impiego improprio di alcuni oggetti, il ribaltamento di ogni scale di valori. I gruppi di avanguardia attuano una opposizione alla cultura dominante o appartandosi aristocraticamente o partecipando rumorosamente al dibattito pubblico.

Bamboccianti

Michelangelo Cerquozzi, Danza di contadini
Michelangelo Cerquozzi, Danza di contadini

Viene definita scuola dei bamboccianti quella scuola pittorica del XVII secolo che aveva come riferimento e maestro Pieter van Laer noto anche con lo pseudonimo Il bamboccio per il suo aspetto fanciullesco.La scuola è nota anche col suo nome romanizzato scuola dei bambocciari.Ad essa aderirono pittori fiamminghi, olandesi e italiani che furono attivi a Roma. Tra gli aderenti al movimento pittorico troviamo pittori come Jan Miel, Andries Both, Karel Dujardin, Johannes Lingelbach, Jan Asselyn, Michiel Sweerts e Keil Eberhard e, tra gli italiani, Viviano Codazzi (1611-1672), Michelangelo Cerquozzi (1602-1660) e Filippo Giannetto (1640-1702).Tipico della scuola era il ritrarre scene popolari di vita comune della Roma papale, con particolare attenzione a quel mondo tutto particolare che vive ai margini della società come ruffiani, ladri, giocatori e bari, prostitute e mendicanti, accostandole alla riproposizione in chiave classica dei ruderi di epoca romana. La committenza veniva dalla nobiltà e dall'alta borghesia desiderosa di elevare il proprio status sociale.Una testimonianza in chiave satirica sulla qualità dei soggetti dei pittori bamboccianti viene proprio da un esponente contemporaneo di questa scuola pittorica: il napoletano Salvator Rosa. Egli infatti li definisce: "falsari e guitti / e facchini, monelli, tagliaborse... / stuol d'imbriachi e gente ghiotta / tignosi, tabaccari e barbierie..."


"Furor di sdegno" riversò su questi maestri la critica ufficiale - Giovanni Pietro Bellori, Giuseppe Passeri - per la quale l'"idea della Bellezza" perseguita dai maestri accademici era il massimo raggiungimento cui doveva mirare l'artista. Ma fu proprio il Passeri che dette involontariamente la migliore definizione della pittura dei Bamboccianti: "perché costui (Pieter Van Laer) era singolare nel rappresentare la verità schietta e pura nell'esser suo, ché i suoi quadri parevano una finestra aperta..."E non era poca cosa in cui il sonoro eloquio del Barocco chiudeva le finestre per spalancare il soffitti alle più spericolate e fantasiose allegorie in un turbine di luci e di colori, in una frenetica agitazione atmosferica.L'opera dei Bamboccianti rappresentò una profonda meditazione, un attento ripensamento della pittura naturalistica, nel momento in cui a Roma gli ultimi sprazzi della lezione di Caravaggio venivano sommersi dall'ondata barocca o venivano traditi e snaturati dai tardi naturalisti nordici, che calcavano pesantemente la mano sugli aspetti "baroni" (è sempre Salvator Rosa che parla) cioè più furfanteschi, della vita quotidiana, presia pretesto per sciorinare carni e sete, velluti e metalli balenati attraverso facili effetti di luci e di ombre.Il successo delle "bambocciate" fu immediato nell'ambiente dei nuovi collezionisti che riempirono le loro "quadrerie" e le loro sale con queste piccole tele, e ce lo confermano le parole dei contemporanei di tutt' altre tendenze, che mascherano la loro invidia fingendo sincero dolore per la pittura avvilita in temi così "volgari".Si leggano le parole di Andrea Sacchi e la risposta altrettanto amara di Francesco Albani o la terzina che conclude la satira di Salvator Rosa: "E questi quadri son tanto apprezzati / che si vedono de' Grandi dentro gli studi / di superbi ornamenti incorniciati".Non solo la loro tendenza artistica fu apprezzata a Roma, ma si espanse anche in Francia, grazie alla diffusione svolta da Louis Le Nain, che dopo un soggiorno nella capitale italiana fondò sul suolo transalpino una colonia parigina di bamboccianti.Pieter van Laer, venuto a Roma nel 1625 e tornato in patria nel 1639, fu a capo di quella banda pittoresca, chiassosa, intemperante di "bohémiens" che prese dimora in via Margutta e le conferì quel ruolo di strada degli artisti che tuttora mantiene.Gran parte delle sue opere si trova ancora nelle collezioni romane, per esempio Il tabaccaro ed il Venditore di ciambelle nella Galleria Nazionale; L'assalto al cascinale, L'assalto nella foresta ecc. nella Galleria Spada, e rivelano un'attenzione acuta per gli aspetti, i costumi, i personaggi più singolari della vita romana del tempo, senza mai cadere nel bozzetto di maniera, generico o volgare, senza indulgere in particolari inutili che possano sviare l'attenzione dal fulcro del racconto.Ad un Bambocciante romano di non certa identificazione, è da ascrivere anche il dipinto Assalto di armati, conservato alla Pinacoteca civica di Forlì.La bambocciata nella sua fase matura, strizzò l'occhio alla leziosità arcadica e per certi versi si snaturò.L'influenza della bambocciata nel Settecento si mostrò all'interno della pittura di genere e di paesaggio appartenente alla corrente denominata:'"pittori della realtà".