Iperrealismo

Luciano Ventrone - Regno Visivo - Olio su Lino - Cm 60 x 70 opera del 2009
Luciano Ventrone - Regno Visivo - Olio su Lino - Cm 60 x 70 opera del 2009

 

Il fotorealismo o iperrealismo è un genere di pittura basato sulla riproduzione di un soggetto fotografico. Il termine è principalmente applicato ai dipinti realizzati negli Stati Uniti alla fine del 1960, inizi 1970.Chiamato anche realismo radicale, l'iperrealismo rappresenta la realtà partendo da un’immagine fotografica, ingrandita il più possibile, e riportandola come disegno, cercando di essere più fedeli della normale percezione, se possibile.Il movimento nasce negli anni settanta, e si diffonde in Europa nel decennio successivo. Di fatto è derivato della pop art e si è contraddistinto per la maniacalità dei dettagli, sotto tutti gli aspetti esagerata.La straordinaria fedeltà nei confronti della realtà è stata abbracciata soprattutto dall'ambito pittorico. Tra i più famosi, ricordiamo americani Chuck Close, Richard Estes, Ralph Goings.Un esempio,da ammirare per l'accuratezza dei particolari, è stato quello di Duane Hanson, scultore statunitense famoso per le sue creazioni raffiguranti persone comuni, spesso in atteggiamento lavorativo,o in atti di vita quotidiana, complete di acconciature altamente particolareggiate e abbigliate con vestiti veri. Duane Hanson intendeva creare soggetti talmente perfetti e fedeli ai modelli reali da strabiliare chiunque ne avesse preso visione. Un altro eccezionale esempio di scultore iperrealista è il californiano (di origine italiana) John De Andrea che, a differenza di Hanson,prediligeva i nudi femminili proprio per scatenare nell'osservatore una naturale attrazione fisica per le forme sinuose dei suoi soggetti, che immediatamente si trasforma in un sentimento di sinistra irrequietudine, poiché l'estremo realismo del soggetto, la sensualità delle sue forme, e la sua immobilità induce a pensare di trovarsi di fronte ad un cadavere. L'iperrealismo di De Andrea, in altre parole, sconfina in quel delicatissimo territorio della nostra conoscenza dove desideri erotici e istinti vitali si scontrano con il mistero angoscioso della morte.

Land Art

Una passerella di Severed registri viola da Michael McGillis
Una passerella di Severed registri viola da Michael McGillis

Sono, infatti, da riconoscere le affinità tra la Land Art e la Conceptual Art, dove l’indagine del linguaggio investe contemporaneamente sia gli aspetti più propriamente linguistici dell’arte, che quelli relativi al suo contesto culturale e fisico; entrambi gli ambiti, nonostante i diversi esiti finali, partono dallo stesso movente: allargare a dismisura il campo d’azione possibile dell’arte fino a farlo coincidere con tutta la realtà, sia fisica che mentale. L’elemento unificante è dunque l’interesse per il processo creativo: nell’agire sul territorio è implicita l’idea dell’insufficienza dell’opera tradizionalmente intesa ed è posto l’accento sull’aspetto ideale e concettuale dell’operazione, che mette in gioco l’eterno rapporto tra uomo e mondo. -Ciò di cui si occupa l’arte- dice Robert Morris -è qualcosa di mutevole, che non ha bisogno di arrivare in un punto che sia definitivo rispetto al tempo e allo spazio. L’idea che il lavoro sia un processo irreversibile che si conclude con uno statico oggetto-icona, ormai è superata-.La dimensione del sublime naturale, nella quale gli artisti intervengono, si oppone radicalmente all'artificialità e alla fredda e geometrica monumentalità delle metropoli, rappresentando l’altro volto dell’identità americana. In questo senso la Land Art si contrappone alla Pop Art e alla Minimal Art, anche se è da ammettere l'influenza di quest'ultima, con valenze però differenti, connesse solo alla specifica natura dei materiali, come terra, rocce, ghiaia, sabbia, catrame, ecc., che determinano la realizzazione di forme geometriche primarie scavate, tracciate, costruite attraverso accumulazioni nell’ambiente.I land-artisti utilizzano lo spazio e gli elementi naturali come materiali specifici dell'opera, attraverso interventi su grande scala.I progetti realizzati sono fondamentalmente scultorei, in quanto creazioni tridimensionali, e/o sono basati sulla performance, in quanto orientati verso un processo, un luogo e un tempo. Infatti, il fine di tali opere è di documentare il modo in cui il tempo e le forze naturali mutano gli oggetti e i gesti: esse esprimono un atteggiamento che è al contempo critico e nostalgico, alternano aggressività e senso di protezione nei confronti del paesaggio.Agire in luoghi solitari, non toccati o abbandonati, porta l’uomo alla comprensione della sua limitatezza di fronte al cosmo. Il grande impiego di energie umane e mezzi meccanici risulta alla fine ben poca cosa di fronte alla forza primordiale e ai tempi lunghissimi della natura: le forme geometriche primarie sono segni destinati prima o poi ad essere riassorbiti dai processi naturali e il progressivo degrado delle opere e la quasi inaccessibilità dei luoghi fa sì che queste risultino inamovibili e, con il passare del tempo, praticamente invisibili. Infatti, il nostro rapporto con la terra è complesso: anche se sfruttiamo e aggrediamo la natura per strapparle ciò che è necessario alla nostra sopravvivenza, siamo tuttavia consapevoli della sua trascendente imperturbabilità, del suo terrificante e incontrollabile potere.Con questo progetto contro culturale, volto a smantellare l’autorità sociopolitica esistente, l’artista, spesso personaggio di rilievo, patrocinato dalle gallerie, sostenuto da mecenati, con pieno accesso alle risorse dell’arte contemporanea, lasciando gli spazi espositivi, si sottrae alle regole del mercato, imponendo a quest’ultimo la ricerca di nuovi metodi che tengano conto del mutato statuto dell’opera, intraprendendo quindi un atteggiamento in qualche modo contrario all’autorità e di rottura con la tradizione; scrive Micheal Heizer: -I musei e le collezioni sono stracolmi, i pavimenti stanno per cedere, ma lo spazio reale esiste-.Nonostante ciò il sistema dell’arte possiede la capacità di fagocitare anche ciò che pare agli antipodi delle sue norme e quindi, anche per la Land Art si è trovato il modo di oggettualizzare l’azione dell’artista attraverso la registrazione mediante progetti, grafici, fotografie, filmati, narrazioni e certificati delle opere, collocate permanentemente in luoghi distanti o già distrutte. Tutto ciò crea però una radicale dislocazione del concetto di punto di vista, non più legato alla posizione fisica, ma alla modalità di confronto con l’opera d’arte.Quello che rimane da vedere è esposto solo nelle gallerie o nei musei, proprio quei luoghi da cui gli artisti intendevano prendere le distanze; ci si trova quindi di fronte a lavori che hanno praticamente caratteristiche concettuali.Importante è la scelta di visione delle opere d’arte dal vero. Si sostiene che la vista dall’alto implichi uno sguardo totalizzante e onnicomprensivo e generi la sensazione di osservare qualcosa, mentre quella dal basso suggerisce un’idea di partecipazione e comunità, l’effetto fenomenologico di camminare attraverso lo spazio.La Land Art è considerata il più maschilista dei progetti artistici elaborati dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nelle sue prime manifestazioni, questo genere segna il trionfo del gasolio e della polvere, un regno popolato da uomini rudi, che ritrovano la propria identità lontano dalle comodità dei centri della cultura, scavando buche e facendo esplodere i fianchi dei dirupi, trasformando la terra con una maschile indifferenza verso le modifiche più a lungo termine. In realtà, per le donne, individui abituati a rimanere ai margini, un’incursione al di fuori dei confini del mondo artistico non costituisce una grande forma di emancipazione.

Art Nouveau

« L'opera di tutti e quattro fu messa assieme, giudicata e studiata attraverso la sola qualità ovviamente comune a tutti: la novità; così ebbe origine il nome Art Nouveau » (Henry van de Velde)

L'Art Nouveau (Arte Nuova, in italiano) è stata una filosofia e uno stile artistico che interessò le arti figurative, l'architettura e le arti applicate. Ebbe origine e diffusione in Europa tra il 1890 e il primo decennio del Novecento.Il movimento, conosciuto internazionalmente soprattutto con la denominazione francofona, assume localmente nomi diversi ma dal significato di fondo affine, tra i quali: Style Guimard, Style 1900 o Scuola di Nancy (Francia), Arte Modernista o Modernismo in Spagna, Modern Style in Gran Bretagna, Jugendstil ("Stile giovane") in Germania, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Styl Młodej Polski (Stile di Giovane Polonia) in Polonia, Style sapin in Svizzera, Sezessionstil in Austria, Secesija in Serbia e Croazia, Modern in Russia. In Italia si diffonderà inizialmente con la denominazione Stile Floreale ma, successivamente, sarà noto come Liberty, dal nome dei magazzini inglesi di Arthur Lasenby Liberty, che vendevano stampe e oggetti erotici[senza fonte] che si ispiravano a forme fitofalli, che diverranno tipiche di questa nuova corrente artistica.

Storia dell'Art Nouveau

Padiglione manifesto austriaco, 1900
Padiglione manifesto austriaco, 1900

Il nome fu coniato da Henry van de Velde. L'Art Nouveau si configurò come stile ad ampio raggio, che abbracciava i più disparati campi – architettura, progettazione d'interni, gioielleria, design di mobili e tessuti, utensili e oggettistica, illuminazione, arte funeraria, eccetera. Il movimento trae le sue origini dall'ideologia estetica anglosassone delle Arts and Crafts, che aveva posto l'accento sulla libera creazione dell'artigiano, come unica alternativa alla meccanizzazione e alla produzione in serie di oggetti di dubbio valore estetico. L'Art Nouveau, rielaborando questi assunti, aprì la strada al moderno design e all'architettura moderna. Un punto importante per la diffusione di quest'arte fu l'Esposizione Universale svoltasi a Parigi nel 1900, nella quale il nuovo stile trionfò in ogni campo. Ma il movimento si diffuse anche attraverso altri canali: la pubblicazione di nuove riviste, come L'art pour tous, e l'istituzione di scuole e laboratori artigianali. Lo stile raggiunse probabilmente il suo apogeo durante l'Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna di Torino nel 1902, in cui furono esposti i progetti di designer provenienti dai maggiori paesi europei, tra cui gli oggetti e le stampe dei famosi magazzini londinesi di Arthur Lasenby Liberty. Il nuovo stile assume nelle cittadine o nelle metropoli di provincia un carattere di ribellione, provocatorio e antiaccademico. A Monaco, Darmstadt e Weimar in Germania le secessioni spesso assumono una sfumatura antiprussiana, in contrapposizione anche allo scenografico, pomposo e spesso di cattivo gusto stile "guglielmino"; a Bruxelles, dove si hanno le prime manifestazioni mature del nuovo movimento, soprattutto come esigenza di uscire dall'ombra della grande vicina Parigi. Il caso di città come Nancy, Glasgow e Chicago è leggermente differente: sono infatti seconde città che ambiscono ad un ruolo più importante nel paese dal punto di vista economico ed industriale. Conosceranno infatti tutte e tre verso la fine del XIX secolo un intenso sviluppo e registreranno un vertiginoso aumento demografico. Stessa situazione per una città come Barcellona, a cui però si aggiunge il fattore nazionalistico che in un certo senso accomuna il modernismo catalano alle espressioni dello Jugendstil in Finlandia. Comunque, anche se il movimento dell'Art Nouveau si pone in rottura con la tradizione, non sono estranei i motivi dell'arte tradizionale del posto, che verranno accolti più o meno ovunque, soprattutto a Barcellona, Monaco e in Finlandia. L'Art Nouveau, comunque, non sarà estraneo alle grandi capitali come Praga, dove abbiamo la grande figura di Mucha, Parigi, dove avrà luogo l'Esposizione del 1900 e Guimard progetterà le stazioni della metropolitana, Berlino, dove nel 1898 nascerà la secessione attorno alla figura di Munch, e Vienna, dove gli artisti della secessione daranno un nuovo aspetto alla città.
Una delle caratteristiche più importanti dello stile è l'ispirazione alla natura, di cui studia gli elementi strutturali, traducendoli in una linea dinamica e ondulata, con tratto «a frusta». Semplici figure sembravano prendere vita e evolversi naturalmente in forme simili a piante o fiori. Come movimento artistico l'Art Nouveau possiede alcune affinità con i pittori Preraffaelliti e Simbolisti, e alcune figure come Aubrey Beardsley, Alfons Mucha, Edward Burne-Jones, Gustav Klimt, e Jan Toorop possono essere collocate in più di uno di questi stili. Diversamente dai pittori simbolisti, tuttavia, l'Art Nouveau possedeva un determinato stile visivo; e al contrario dei Preraffaelliti che prediligevano rivolgere lo sguardo al passato, l'Art Nouveau non si formalizzava nell'adoperare nuovi materiali, superfici lavorate, e l'astrazione al servizio del puro design.